Un percorso d’accessibilità alle mostre per gli anziani e i malati di Alzheimer - Un progetto di Palazzo Magnani ed ASP



Il progetto che prenderà il via a Palazzo Magnani il 19 novembre è stato messo a punto con ASP REGGIO EMILIA – Città delle Persone 

Un’opera d’arte è capace di suscitare e fare riemergere emozioni e sensazioni e può diventare il grimaldello per abbattere quella barriera che isola le persone colpite dall’Alzheimer dal mondo esterno e dagli affetti. Il progetto di costruire percorsi di accessibilità alle mostre di Palazzo Magnani e dei Musei Civici per i malati di Alzheimer e i caregiver (famigliari, badanti e gli stessi operatori socio sanitari quotidianamente a contatto con queste persone) parte dalla convinzione che l’arte può essere sempre più uno strumento di benessere diffuso.

L’Istat sulla base di studi conferma peraltro che «tanto più una comunità è attiva culturalmente e tante meno spende per farmaci e welfare», sintetizza il presidente della Fondazione Palazzo Magnani, Davide Zanichelli, per illustrare i benefici attesi da questo progetto pilota. A spiegarci i contenuti del protocollo d’intesa sottoscritto tra Asp e Fondazione Palazzo Magnani che vuole sviluppare una collaborazione e una coprogettazione per persone affette da Alzheimer e gli operatori socio-assistenziali sono, oltre al presidente della Fondazione Davide Zanichelli, il vice presidente di Asp Giuseppina Parisi e la responsabile della Didattica e Formazione di Palazzo Magnani Rosa di Lecce. «Fin dall’ inizio del nostro mandato – sottolinea Zanichelli abbiamo cercato di slegare l’arte dal concetto del tempo libero per farne uno strumento di benessere diffuso. Le nostre mostre sono piattaforme che mettiamo a disposizione di chi lavora nel settore del welfare e del benessere».

Sulla base dell’esperienza della Fondazione Palazzo Strozzi di Firenze presso cui operatori di Palazzo Magnani e dell’Asp hanno seguito un corso di formazione è nato il progetto reggiano. «Lo scopo – aggiunge Giuseppina Parisi – è quello di dare alle persone affette da Alzheimer la possibilità di esprimersi attraverso l’arte per sviluppare quella dimensione emotiva che è anche quella che resta più a lungo conservata nella mente. L’arte è un ponte magnifico che consente alle persone di dire e fare cose che altrimenti andrebbero perdute e questo ci aiuta anche a dare un senso al lavoro di chi si pende cura di queste persone. La dimensione emotiva diventa il collante tra persona affetta da Alzheimer, gli operatori e i familiari”.

A spiegare nel concreto il progetto è Rosa di Lecce: «Le persone – spiega – vengono poste davanti ad un quadro e vengono stimolate ad esprimere quello che sentono, le sensazioni e i ricordi che quell’opera suscita in loro. Così spesso tornano a galla quelle emozioni che altrimenti la persona con problemi cognitivi non riuscirebbe ad esprimere».

Tre gli appuntamenti già fissati a partire dal 19 novembre e si inizierà dalla mostra sulla Dama del Correggio. Che sia un progetto complesso lo conferma anche il numero degli operatori coinvolti che supera abbondantemente la sessantina, per arrivare a cento considerando gli anziani e i loro familiari. Ma questo è solo il primo passo di una progettazione, che rimarca Zanichelli, «è strutturale nella strategia della Fondazione». Dopo quello per gli anziani sarà la volta del progetto rivolto a persone con disabilità e, a gennaio, di quello che si rivolge a minori problematici.
 
 
Ultimo aggiornamento: 15/10/19